In questi giorni si sta dibattendo molto sui costi a carico della regione Abruzzo per avere il Napoli a Castel di Sangro in occasione del ritiro estivo. E’ chiaro che per il momento storico che stiamo attraversando tale cifra ( circa 6 milioni per 6 anni ) può sembrare elevata ma poi bisogna sempre rapportarla al ritorno di immagine e di valore economico per il territorio. Lo scorso mese di agosto riuscire a trovare una stanza libera negli hotel di quella zona era impresa titanica. E vi pare poco? La regione Trentino ha fatto carte false pur di non perdere una delle società più prestigiose del panorama calcistico nazionale e ciò la dice lunga. Da addetto ai lavori nel mondo della comunicazione ritengo che questa operazione di “marketing territoriale” sia stata davvero di grande spessore. Da sempre i grandi eventi sportivi si sono rivelati veri e propri promoter e strumenti di trasformazione territoriale. ‘Sirene’ seduttrici per i turisti e catalizzatori di metamorfosi territoriali. Hanno consentito di acquisire maggiore competitività internazionale in termini di attrazione turistica dando una forte spinta ai processi evolutivi ed economici del territorio. Ne hanno rafforzato l’immagine e l’identità favorendo, oltretutto, il rinnovamento infrastrutturale. Il marketing territoriale legato all’evento sportivo può contare su esempi di successo sparsi nel mondo di ieri e di oggi. Il grande evento sportivo crea valore aggiunto nel luogo in cui si svolge: l’area geografica che fa da palco alla manifestazione ottiene un’enorme visibilità. Il territorio prescelto per l’evento viene evidenziato e rivalutato sulla cartina geografica con grande potenza. Che si tratti di una città, regione o Nazione, il primo obiettivo è sfruttare l’evento sportivo come motore economico posizionando il proprio paese a livello di geomarketing. E questo appunto sia stata l’idea concettuale della regione Abruzzo.